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GLI STATI INDUSTRIALI DELLA CULTURA

 

Riconoscere la cultura come settore strategico dell’economia, dotando l’Italia di una vera politica industriale per le imprese culturali.

È questo l’obiettivo dell’appello promosso da Confindustria Cultura Italia, in occasione degli Stati industriali della Cultura che si sono tenuti l’11 giugno a Roma in Confindustria e che hanno visto riuniti i Presidenti delle Associazioni aderenti alla Federazione: Innocenzo Cipolletta per AIE, Giuseppe Roma per AICC, Alessandro Usai per ANICA, Chiara Sbarigia per APA, Enzo Mazza per FIMI, Mario Limongelli per PMI e Luciana Migliavacca per UNIVIDEO.

L’iniziativa ha rappresentato un momento di confronto tra Istituzioni, imprese e operatori del settore per affrontare sfide e opportunità del comparto culturale, promuovendo una nuova narrazione della cultura come leva di competitività e sviluppo.

Agli interventi inziali del Presidente di Confindustria Cultura Italia, Luigi Abete e del Presidente di Confindustria Emanuele Orsini, sono seguiti gli interventi del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, del Ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, del Sottosegretario di Stato al Ministero della Cultura, Lucia Borgonzoni e del Vice Presidente per i Trasporti, la logistica e l’Industria del Turismo e Presidente Gruppo tecnico Industria Turismo e Cultura Confindustria, Leopoldo Destro. 

La cultura non rappresenta soltanto un elemento identitario del Paese o un patrimonio da conservare: è molto di più. È un motore di sviluppo, innovazione e occupazione. I numeri, 117.793 imprese, 309.613 occupati, quasi 60 miliardi di euro di fatturato e oltre 21 miliardi di valore aggiunto, testimoniano il peso economico di un settore che contribuisce alla crescita dell’Italia, che può incidere in modo significativo sul PIL nazionale e generare importanti effetti moltiplicatori sull’intero sistema economico, coinvolgendo turismo, servizi, commercio, innovazione, manifattura creativa, formazione e attrattività internazionale. Per questo occorre investire nelle potenzialità di sviluppo dell’industria culturale, valorizzandone la capacità di trasformare patrimonio culturale, conoscenza, creatività e proprietà intellettuale in valore economico, occupazione qualificata e crescita sostenibile.

La cultura è industria

La cultura è valore

La cultura è futuro